Calcio

Presunta combine, le prime incredibili intercettazioni dei calciatori del Bitonto

Il servizio de La Gazzetta del Mezzogiorno

03.09.2020 21:41


«Adesso stiamoci zitti... dopo vedo io, come dire, la cifra». Già, una questione di prezzo. Il calciatore del Bitonto, il barese Michele Anaclerio, 38 anni, è piuttosto esplicito al telefono quando parla con il suo compagno di squadra Antonio Giulio Picci, 35 anni.

E’ la vigilia della partita Az Picerno-U.S.B. Bitonto, giocata domenica 5 maggio 2019 sul campo neutro di Rionero in Vulture e terminata 3-2 per i lucani, ultima gara del campionato di serie D, girone H, stagione 2018-2019. Al triplice fischio, il Picerno festeggia per la promozione in serie C centrata con questa vittoria. Secondo la Procura di Bari, una gara truccata.

La frode sportiva - L’intercettazione è agli atti dell’inchiesta da poco conclusa sulla presunta combine. Il pm Bruna Manganelli, che ha coordinato le indagini dei finanzieri del Nucleo operativo metropolitano Bari, ha fatto notificare nelle scorse settimane l’avviso di chiusura indagini nei confronti di nove persone, accusate di concorso in frode sportiva. Secondo l’accusa, quella partita è stata venduta da alcuni giocatori del Bitonto per 25mila euro.

Nell’elenco degli indagati figurano, a parte Picci e Anaclerio, anche i calciatori del Bitonto Francesco Cosimo Patierno, 29 anni; Daniele Fiorentino, 32 anni; Giovanni Montrone, 34 anni; e Onofrio Turitto, 29 anni. Completano la formazione degli indagati, Leonardo Rubini, 37 anni, ex calciatore neroverde e direttore sportivo del club; Nicola De Santis, 35 anni, ex calciatore del Bitonto e diventato poi team manager; e Vincenzo De Santis, 47 anni, all’epoca dei fatti dirigente sportivo del Potenza, nella sua veste di presunto intermediario tra Anaclerio, ritenuto il vero «promotore dell’accordo illecito» e «la squadra A. Z. Picerno».

Tutti, con ruoli diversi, «al fine di raggiungere un risultato sportivo diverso rispetto a quello conseguente al corretto e leale svolgimento di una competizione sportiva organizzata dalle federazione riconosciute dal Coni (…) ricevevano la somma complessiva di euro 25.000 in contanti», si legge nel capo d’imputazione. In questo modo, avrebbero alterato la gara per consentire al Picerno la promozione in serie C senza che i lucani disputassero lo spareggio se fossero giunti a pari punti con il Cerignola.

Indagine chiusa - Se la giustizia sportiva lunedì scorso ha già emesso un verdetto di primo grado, anche l’inchiesta penale ha fatto il suo corso. Ma potrebbe essere integrata da alcuni elementi emersi nel procedimento sportivo. Ci sono degli «omissis» su cui lavorare. Forse dei tesserati. Dagli atti allegati alla chiusura delle indagini, intanto, emerge la «combine minuto per minuto». Anaclerio, del resto, non poteva sapere che il suo compagno di squadra Picci era intercettato. Non come indagato, sia chiaro, ma come possibile persona offesa. Il Pm Manganelli, infatti, stava indagando su un giro d’usura. Il sospetto degli inquirenti era che Picci potesse essere una delle vittime del giro d’usura sul quale le indagini sono ancora in corso. Di qui, lo stralcio del capitolo sulla presunta combine dal fascicolo principale, quello su usura ed esercizio abusivo dell’attività del credito a carico di altre persone.

In vendita - Dai colloqui tra Picci e Anaclerio emerge come, secondo la guardia di finanza, «alcuni calciatori del Bitonto Calcio in accordo tra loro mettevano in “vendita”, il predetto incontro di campionato di calcio di serie D, al miglior offerente, che fosse Az Picerno o Audace Cerignola, società, quest’ultime, che avevano un interesse per il risultato dello stesso». Il Cerignola, in realtà, non entrerà mai in scena. La società ofantina non si farà mai avanti. Secondo la Procura, qualcuno dal Picerno, invece, potrebbe avere ragionato diversamente.

Tutta la combine minuto per minuto - Il 3 maggio, a due giorni dalla sfida incriminata, spunta il nome di Vincenzo De Santis. «Mi ha chiamato De Santis», rivela Anaclerio a Picci. «vabbè, vedi a che parte è! A qualunque parte è, vediamo, dai!, aggiungendo «secondo me è dalla parte del Picerno». Dopo l’incontro con De Santis, Anaclerio svela: «Ora ho finito di parlare io gli ho chiesto trenta» («intendo verosimilmente 30.000 euro», annota la Finanza); «99 per cento chiudiamo a 25, Anto!». Cifra da ripartire in parti uguali tra i calciatori. «Anto, male che vada dieci, metti assai proprio 10 proprio, sono duemila e cinque» ciascuno. Più parlano al telefono, più spuntano altri calciatori che avrebbero partecipato alla combine, da Fiorentino a Montrone.

Solo sospetti sulla dirigenza - La Finanza ipotizza a un certo punto possa essere coinvolta la dirigenza del Bitonto. In alcune telefonate si fa riferimento alla «presenza» del presidente mentre alcuni degli indagati discutono della combine. Dalle indagini, in realtà, non è emerso alcun coinvolgimento. Del resto, il presidente Rossiello non risulta tra gli indagati ed è stato prosciolto anche in sede di giustizia sportiva, anche se, esclusa la responsabilità diretta, in primo grado è stata riconosciuta la responsabilità oggettiva che ha comportato una sanzione di cinque punti da scontare nella stagione sportiva successiva ai fatti contestati, dunque nel campionato 2019-2020. Di qui la retrocessione del Bitonto in serie D dopo avere conquistato sul campo la promozione, superando il Foggia di un punto nel campionato chiuso in anticipo, causa Covid. La difesa della società neroverde, con gli avvocati Francesco De Martino (studio Cantamessa di Milano) e Leonardo Gironda (studio Gironda di Bari), sono al lavoro per impugnare la penalizzazione in sede di appello.

«La camionetta dei carabinieri» - Ma torniamo a Picci e Anaclerio. Si avvicina la gara con il Picerno e i due temono che la formazione possa essere troppo rimaneggiata e che qualcuno possa avanzare sospetti sulla correttezza della gara: «undici panchinari su undici» andrebbero «sull’occhio del ciclone di tutti quanti» (…) «senti a me arriva la camionetta con i Carabinieri dentro». Nessuna camionetta, ma di li a poche settimane arriveranno le perquisizioni delle fiamme gialle baresi. Mister Pizzulli (estraneo all’inchiesta) schiererà contro il Picerno solo tre titolari su 11. In vista dei playoff contro il Taranto non può rischiare che qualcuno possa farsi male in una gara che per il Bitonto non conta nulla. In porta finisce un giovane estremo difensore che il mister vuole solo premiare con una presenza in D e la coppia Picci-Anaclerio commenta «però adesso mi metti il portiere under». Forse temono entrambi di essere scoperti. Accadrà ugualmente.

«I soldi mi servono come il pane» - Picci ha problemi economici. Al telefono dice persino che si sarebbe interessato per scommettere sulla gara incriminata, ma dagli atti non sono emerse conferme a questa ipotesi. «Grande Miky grande, mi hai salvato! Come al pane mi servono», dice Picci rivolgendosi ad Anaclerio e riferendosi alla quota che gli spetterà dalla partita venduta. Il Bitonto perde. Arriva il momento della consegna del denaro. A occuparsene, il giorno dopo la gara, sempre stando alle indagini, è Patierno. L’appuntamento con l’emissario del Picerno, al momento non identificato, è fissato in un bar sulla statale 98 all’altezza di Modugno. Il bottino in realtà, sarà inferiore rispetto ai 25mila euro che sarebbero stati inizialmente concordati. Ma non importa. «La cupola benissimo si è comportata», gioiscono. E pensare che tra loro, forse più per fare una «cresta» o escludere alcuni compagni, dividendo così una torta maggiore, piuttosto che per ragioni di «cautela», o timori di essere scoperti, si raccomandavano di stare in silenzio. «Dopo noi stiamo muti su social, su WhatSapp, sui gruppi, muti», dicevano. Purtroppo per loro, la guardia di finanza ascoltava tutto. In diretta. Sino al 90’.

Nardó, sondaggio per un esperto difensore
Picerno-Bitonto: Picci, ‘Ero pieno di debiti...’