Calcio

L'addio di un calciatore: 'Per giocare in Serie D bisogna pagare'

La lettera di addio al calcio di Simone Petricciuolo

16.11.2018 14:21

FONTE: SPORTAVELLINO.IT

Simone Petricciulo, ex terzino destro dell’Avellino, ha rescisso il suo contratto con l’Anzio ( società di Serie D, stesso girone dei lupi) e ha deciso di lasciare il calcio per vari motivi. Ecco la sua lettera: “Non pensavo sarebbe giunto così presto questo momento per me. Avevo tutt’altre idee, progetti e piani per realizzarli calcolando tutto in ogni minimo dettaglio. Ma si sa anche al miglior piano , posso capitare degli imprevisti o incidenti di percorso di cui nessuno può tener conto. 

Esattamente 18 anni fa, iniziai a calciare un pallone; ero un bambino qualunque che sognava di diventare un calciatore.

E c’è l’avevo quasi fatta…. sono stato ad un passo dal realizzarlo. 

Così vicino da sentire il profumo. Ho toccato con mano, ho vissuto il calcio dei dilettanti e quello professionistico , addirittura la Serie B e poi è svanito tutto. Proprio Come quando ti svegli da un bel sogno.

Io ci ho creduto.

Settore giovanile Bari e Roma. Top in Italia.

Miglior Terzino della Serie D a 18 anni e un campionato vinto.

Serie B ad Avellino.

Nazionale Under 20.

Ci ho creduto veramente. 

Per arrivare a certe situazioni non ci arrivi per caso se non hai qualcosa di importante.

E poco importa ora di chi è la colpa se non posso più inseguire questo grande sogno perché non servirebbe a nulla e inoltre non fregherebbe a nessuno.

Io mi prendo la mia buona parte di colpe, forse avrei dovuto stringere più i denti e  sicuramente qualche scelta sbagliata l’ho fatta in passato come ad esempio quella di non firmare per il Palermo che poi quell’anno andò in serie A , di non allontanarmi più da casa, di affidarmi ad una persona che ha pensato solo ai suoi affari, ad una società che non mi ha saputo aiutare ne tutelare spedendomi in una realtà dove mi sono ritrovato a pagarne le spese con situazioni “strane” ma che comunque faceva comodo e di conseguenza anche essa ha pensato solo ai suoi affari.

E ne ho fatte anche altre… 

come quella di non accettare “regole non scritte” o di non scendere a patti.

Ma, a chi importa di tutto questo? O a cosa serve sfogarsi? A nessuno, a niente.

Per questo rimango in silenzio, non ne parlo mai, resto tranquillo ma porto dentro me una rabbia immane, come un vulcano dormiente pronto ad accendersi da un momento all’altro.

Ci hanno provato in tutti i modi a farmi passare per quello che non sono. 

Hanno detto che sono un presuntuoso eppure ho amici ovunque, in tutte le squadre in cui ho giocato ho lasciato un buon ricordo di me come ragazzo vero e sincero, disponibile e non a caso ancora oggi ho contatti con la gran parte di loro e in molte piazze ancora oggi vengo ricordato con affetto e come professionista serio 

La verità è che le chiacchiere se le porta il vinto e che con il tempo rimangono solo

I fatti.

Oggi giocare in Serie C o in D è estremamente difficile o allo stesso tempo  estremamente facile.

Difficile per chi con me , se sei solo bravo e grazie a delle regole intelligenti a 23 anni sei considerato gia vecchio.

Facile per chi invece ha conoscenze importanti, 

oppure “comprare” un contratto dando 15 mila euro al direttore di turno che a suo volta ti fa il contratto con la società, 

o portare soldi alle società tramite sponsor o a volte basta avere semplicemente 18-20 anni cosi chè il costo è nullo anzi addirittura facendo qualche presenza le società ci guadagna motivo per cui , oltre alle regole, la metà di ogni rosa è fatta di under.

Dopo si lamentano che i campionati non sono competitivi e che in Italia non nascono piu i talenti di una volta.

Ma questo lo sanno anche i muri però tutto tace. 

Alla luce di tutti questi avvenimenti, io tuttora muoio per il calcio. 

Lo amo con tutto me stesso, 

non riesco ad immaginarmici senza. 

Potrei giocare altri 10 anni tranquillamente in D e sicuramente un altra occasione in C l’avrei avuta, ma non è questo ciò che mi ero prefissato, non mi ero prefissato di accontentarmi, non era questo il mio sogno.

Colgo l’occasione per ringraziare l’Anzio calcio, società, staff e i miei compagni di squadra per l’affetto ricevuto e per aver capito i motivi della mia scelta.

Oggi dico ADDIO al mio SOGNO per intraprendere un percorso lavorativo,

dove miro al massimo dell’obbiettivo.

Perchè ho un AMBIZIONE CHE MI MANGIA.

Non sono felice per questa scelta presa.

Un giorno forse, se raggiungerò il mio obbiettivo lo sarò.

In realtà sto male, dopo 18 anni abbandonare cosi fa male.

È il colpo piu duro.  È il momento più difficile.

Ma saprò come cavarmela.

Saprò come uscirne. 

Anche se niente in passato nulla mi ha mai colpito in questo modo, sono sicuro di avere la FORZA e il coraggio per reagire e trovare una soluzione.

E me lo scrivo qui cosi che quando avrò i miei momenti di debolezza, che nessuno vedrà mai, ricorderò i motivi di questa mia decisione e ripartirò.

Perchè credimi, ci vuole tanto coraggio per dire addio ai propri sogni”.

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