Calcio

Attore porno e calciatore: l'ex Turris e Pomigliano Iovinella si racconta

21.06.2019 23:23

Davide Iovinella, il calciatore approdato al mondo del porno nell'accademia di Rocco Siffredi, racconta, intervistato dal Venerdì di Repubblica, come è riuscito a tenere insieme il pallone e i set hard (leggi articolo).
Ottimi i risultati di questa convivenza con il giovane calciatore campano che può  vantare oltre 10 film porno girati nel corso della sua esperienza in Ungheria e festeggiare anche la promozione della Marcianese in Eccellenza, la vittoria della Coppa di categoria e il premio di miglior difensore regionale.

Partito con il soprannome Dadà, è tornato con un nome in più, «in arte Davide Montana», secondo la suprema volontà di Rocco Siffredi.

«Ho dovuto lasciare la serie D - ero nel Pomigliano - per reggere. È un campionato già impegnativo, quello: si viaggia, non avrei avuto l' energia né il tempo né l' autorizzazione da parte della società a trattenermi otto o nove giorni al mese in Ungheria per le riprese. Giocando in Promozione si può».

 «Gli allenatori mi hanno insegnato a rispettare gli avversari, Rocco Siffredi a rispettare le donne. Per loro è ancora più difficile, alcune sono madri. È stata la prima raccomandazione quando sono iniziate le lezioni. Lui insegna, spiega, teorizza. Un maestro. Avevo anche un insegnante di vocalità per le scene verbali. Per conto mio ho preso lezioni di dizione. È quando arriva il momento della pratica che scopri di essere sotto esame tutti i giorni».

«Ho dovuto passare diversi provini. All' inizio, come posso dire, basta solo dimostrare di essere a proprio agio fra tre o quattro ragazze. Io ci riuscivo».

«Ora per i compagni sono quello esperto a cui chiedere un consiglio su - sto cercando le parole giuste - ...su una posizione speciale o su come durare di più. Qualche volta me lo chiedono pure gli avversari. Si guadagna bene. Anche 1.500 euro al giorno. Ho guadagnato più da attore che da calciatore, nel periodo in cui facevo le due carriere insieme. Ero arrivato a un livello dell' hard per cui potevo solo diventare professionista ma non volevo lasciare il calcio. Il calcio viene prima. Adesso mi sento come quando lasci una fidanzata e continui a pensare a lei

« Da un po' al campo alleno anche i bambini di 10 e 11 anni, nessun genitore mi fa problemi, ma vengono a portarli e a prenderli sempre e solo i padri. Non è strano, no?». Fonte: il Venerdì di Repubblica

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